Non è solo questione di salario, ma una condizione che attraversa tutta la vita economica (e non solo).
Le donne vivono, in media, quattro anni più degli uomini, ma in un sistema previdenziale che non fa sconti, questa maratona biologica si trasforma in un paradosso amaro: più anni da vivere, ma con metà delle risorse. Il Rendiconto di Genere 2025 del CIV dell'INPS (pubblicato a marzo 2026) scatta una fotografia che non è solo una statistica, è un atto d'accusa a un mercato del lavoro che continua a considerare la "cura" come un affare esclusivamente privato e femminile.
Non parliamo di piccole differenze, ma di un vero e proprio baratro economico:
- 47,2% per le ex lavoratrici dipendenti del settore privato,
- 45% per le pensionate da lavoro parasubordinato,
- 43% nel pensionamento post le p.iva,
- e persino nel pubblico impiego si registra 23% nelle pensioni anticipate
- e il 35% in quelle di vecchiaia.
Il sistema pensionistico italiano è uno specchio: riflette esattamente ciò che è successo durante la vita lavorativa.
Se il riflesso è deformato, è perché la carriera delle donne è stata una corsa a ostacoli: part time involontario, carriere a singhiozzo, carichi familiari e molto altro. Il Governo ha anche decretato il tramonto definitivo di opzione donna e anziché ideare e applicare politiche di mitigazione delle discriminazioni, sembra voler acuire la divaricazione. Un approfondimento con le proposte dell'INCA CGIL lo trovi qui:





